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data pubblicazione 14-06-2005
 
Dissipatori di rifiuti alimentari, i limiti all'uso di tali strumenti
 
 
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Per ulteriori informazioni su questo argomento contattare Orfeo Turrini all'indirizzo: orfeo.turrini@lachiver.com
 
 

Sull’utilizzo dei dissipatori di rifiuti alimentari (DRA), gli apparecchi in grado di triturare finemente i rifiuti alimentari affinché possano defluire attraverso l’impianto fognario, è stata approvata una Circolare del Ministero dell’ambiente, datata 11/06/04. La circolare subordina l’impiego dei dissipatori alla realizzazione, da parte degli Ato (Ambiti territoriali ottimali, le autorità competenti per le acque reflue, di uno studio di bacino sulle potenzialità del sistema di fognatura e depurazione, per verificarne la capacità di sostenere il carico organico aggiuntivo proveniente dal dissipatore e valutare quindi la possibilità di una applicazione di tali dispositivi come sistema alternativo allo smaltimento dei rifiuti solidi.

Da un punto di vista economico e ambientale, si può dire che sino ad oggi non sono ancora stati dimostrati i vantaggi sull’uso di tale pratica rispetto ai sistemi di raccolta differenziata dello scarto organico di origine alimentare. Infatti già il costo di ammortamento dell’attrezzature e i consumi energetici e idrici, oltre al costo di depurazione e smaltimento dei fanghi, portano oneri di gran lunga superiori rispetto ad una raccolta differenziata intensiva secco-umido.

Si tende a supportare la promozione dei DRA argomentando che ciò comporti un risparmio sui costi di raccolta, il che giustificherebbe anche incentivazioni tariffarie per gli utenti che lo adottano. Ma si tratta di affermazioni che non possono essere supportate da fatti. La diffusione del DRA non può, inoltre, arrivare sino al 100% (si intaserebbero le linee fongnarie principali e secondarie).

A tal proposito, la circolare ministeriale parla di una soglia di compatibilità indicativamente stabile in un 10-15% degli utenti equivalenti.Pertanto l’applicazione in Italia, ma anche in Europa, in ragione della struttura delle linee fognarie esistenti, risulterebbe marginale, e questo è confermato da diversi studi eseguiti dagli stessi produttori. Di fronte a questo panorama il singolo comune si troverebbe quindi costretto a mantenere le stesse frequenze e percorsi di raccolta dell’umido (o del rifiuto indifferenziato) per servire coloro che non hanno il dissipatore, e il risparmio di tempo relativo al mancato prelievo di una quota marginale degli utenti risulterebbe trascurabile, rispetto ai costi comprimibili del servizio (ossia l’acquisto del mezzo, il percorso di raccolta, ecc…).

Non si possono neppure tralasciare i problemi tecnici inerenti allo smaltimento di rifiuti alimentari nel sistema fognario, tra i quali si deve segnalare: la possibilità di sovraccarico di solidi sedimentabili nel sistema fognario, che comporta il rischio di intasamenti nel caso di eccesso rispetto alle percentuali marginali previste; il peggioramento degli indici di qualità del composto prodotto; il peggioramento della qualità dell’organico e un conseguente aumento dei fattori di rischio dell’applicazione agronomica, a fronte degli indubbi benefici del riutilizzo della sostanza organica raccolta separatamente. A conclusione, restano forti dubbi sui reali vantaggi di un conferimento nel sistema fognario di rifiuti alimentari triturati, preferendolo alla raccolta differenziata.