|
|
Il codice dell’ambiente ha superato l’ultimo impasse: il presidente della Repubblica ha firmato il decreto legislativo che riordina quasi tutta la materia ambientale. La settimana scorsa infatti, il Governo aveva inviato per la seconda volta il provvedimento al Quirinale dopo averlo riapprovato, a seguito di alcune modifiche richieste dallo stesso Ciampi. Adesso, per l’entrata in vigore si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il codice interviene su molte materie. Oltre all’introduzione della valutazione ambientale strategica di piani e programmi e alla revisione delle regole sulla valutazione d’impatto ambientale, il decreto legislativo interviene in materia di: autorizzazione ambientale integrata (Ippc), difesa del suolo, lotta alla desertificazione, tutela delle acque, gestione delle risorse idriche, rifiuti, bonifiche, tutela dell’aria, riduzione delle emissioni in atmosfera, danno ambientale. Ricordiamo che il codice dell’ambiente è stato previsto dalla legge delega 308/04 che ha attribuito al Governo il compito di mettere a punto uno o più decreti legislativi di riordino e coordinamento di tutte le materia sopra indicate, restando invece esclusa la normativa sulle aree protette. Il provvedimento è composto da 318 articoli e 45 allegati; recepisce otto direttive comunitarie e abroga diverse leggi e decreti legislativi e otto decreti ministeriali in materia. Sono previste, inoltre, possibili correzioni future. La legge delega, infatti, prevede che all’entrata in vigore del decreto legislativo decorrano due anni di tempo entro i quali il Governo può modificare il provvedimento sulla base dell’applicazione concreta delle norme. Per quanto riguarda gli ultimi ritocchi, inseriti a seguito delle richieste di Ciampi, hanno riguardato solo due norme (gli artt. 267 e 318) lasciando del tutto inalterato l’impianto del codice. In particolare la modifica all’art. 318 consentirà ora alle associazioni ambientaliste di essere titolari di azioni giudiziarie nei procedimenti per danno ambientale. Il Quirinale aveva infatti sollevato la questione del mancato coinvolgimento delle associazioni ambientaliste. Le regioni, tuttavia, minacciano ricorsi alla Corte Costituzionale e in sede europea per il mancato rispetto delle proprie competenze istituzionali.
|